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comunicato stampa

Pordenone: "Quando l'Arte lascia il segno". Mostra visitabile fino al 25 febbraio

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Una scoperta fuori dal comune, elegante e inaspettata, quella che attende il pubblico in visita alle opere esposte a Palazzo Ricchieri fino al 25 febbraio 2024.

Al Museo civico d’arte, infatti, va in scena "Quando l'Arte lascia il segno. Collezioni grafiche del Museo Civico di Pordenone", prima tappa regionale della Triennale Europea dell’Incisione, che riporta alla luce i tesori delle collezioni grafiche abitualmente celati (anche per cautele conservative) nelle cassettiere dei civici musei della regione.

«Questa mostra si inserisce in quel filone che stiamo portando avanti –specifica l’assessore alla Cultura Alberto Parigi-, di riscoperta delle opere appartenenti ai magazzini dei musei civici cittadini. Opere per lo più sconosciute o che mai erano state esposte, che oggi restituiamo ai cittadini. A Palazzo Ricchieri una mostra di incisioni di assoluto valore e in Galleria Bertoia, giusto di fronte, la mostra Mondi Possibili, a testimonianza di un’operazione complessiva che riporta alla luce buona parte delle opere custodite nei magazzini e di assoluto valore culturale».

La Triennale raccoglie le raccolte grafiche con un’esclusiva selezione di fogli scelti dal nucleo più antico, pregiate incisioni realizzate dal XVI al XIX secolo dalla eterogenea raccolta custodita nel Museo Civico di Palazzo Ricchieri, indagando i secoli finora meno esplorati (XVI-XIX) in una cinquantina di opere raggruppate per nuclei tematici esemplificativi dell’insieme: copie michelangiolesche e raffaellesche, autori fiamminghi, una preziosa acquaforte del Canaletto, grafiche e incisioni cinquecentesche di artisti ispiratisi a Il Pordenone, ritratti dello stesso Giovanni Antonio de’ Sacchis risalenti al sette-ottocento, rari fogli di artisti della scuola di incisione nordica del ’600, vedutistica e cartografia con opere di Canaletto, Francesco Del Pedro, Marco Moro e altri.

Tra i fogli più antichi presenti in museo ed esposti in mostra, il Giudizio Universale dipinto nella Cappella Sistina da Michelangelo Buonarroti e tradotto a bulino da Léonard Gaultier, nonché il nucleo di raffinate incisioni fiamminghe realizzate da maestri del calibro di Johan e Raphael Sadeler, opere di Antonio Bresciani, Andrea Zucchi, Oliviero Gatti, allievo di Agostino Carracci, e vedute di Pordenone disegnate da Marco Moro nell’800 e riprodotte anche nelle decorazioni delle ceramiche Galvani.

Un significativo numero di stampe, di autori quali Jacopo Piccini, Oliviero Gatti, Antonio Bresciani, Stefano Mulinari e Andrea Zucchi, replica l’opera del Pordenone di cui esiste inoltre una curiosa raccolta di ritratti e un numero cospicuo di incisioni appartenenti all’opera più importante di Zucchi “Il Gran Teatro delle pitture e prospettive di Venezia”, riproducenti l’opera dei principali artisti del Cinquecento come Tiziano, Tintoretto, Veronese.

In museo si conserva anche una ricca sezione di cartografia storica con alcune tra le principali e rare stampe del territorio veneto e friulano edite tra il XVI e il XVIII secolo. Mappe tratte dal Theatrum orbis terrarum di Abraham Ortelius (1570), edizioni cinquecentesche stampate da Vincenzo Valgrisi a Venezia e ad Anversa da Gerard de Jode, o ancora incise a Bologna dal Magini, oltre alle versioni della Patria del Friuli di Mercatore, Blaeu, Coronelli, fino alle serie stampate a Venezia nel corso del Settecento da Albrizzi.

La mostra, organizzata in collaborazione con il Comune di Pordenone, la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, con il sostegno della Fondazione Friuli e il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine, è un percorso che si è inaugurato a Pordenone e proseguirà poi a Udine e Gorizia, supportato da un importante catalogo scientifico e curato da Andrea Marcon e Elisabetta Borean, sotto la direzione scientifica di Giuseppe Bergamini.

Un progetto di valorizzazione delle raccolte dei musei civici della regione che si snoda partendo da Albrecht Dürer, uno dei primi artisti che nel ‘400 hanno utilizzato l’incisione, passando per Giovanni Battista Piranesi e arrivando anche a Luca Carlevarijs e all’arte contemporanea di Joe Tilson, promotore della pop art.

Un patrimonio accresciuto negli anni grazie a lasciti e importanti acquisizioni; fogli incisi a bulino, a puntasecca, all’acquaforte o generati da una liscia pietra litografica rappresentano molteplici soggetti che comprendono ritratti, vedute, carte geografiche e stampe di traduzione, generi fondamentali per studiosi e collezionisti.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-01-2024 alle 15:20 sul giornale del 17 gennaio 2024 - 22 letture






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